martedì, 17 ottobre 2017

In dieci anni il turismo in città d’arte guadagna 21 mln di turisti, soprattutto stranieri

Negli ultimi 20 anni il turismo nelle città d’arte d’Italia è cresciuto a un ritmo del 3,5% annuo, generando una spesa complessiva di oltre 16 miliardi (di cui 12 degli stranieri). Sono alcuni dei dati elaborati dal Centro Studi Turistici di Firenze e presentati alla 20/a Borsa del Turismo delle 100 Città d’Arte.

Dal 1995 al 2015 il turismo culturale è cresciuto del 114% negli arrivi (circa 21 milioni) e del 100% nelle presenze (circa 53). A salire è stata la quota degli stranieri, passati dal 55,8% al 62,3% del totale.

In particolare, nel 2015 gli arrivi nelle città d’arte sono stati 40,2 milioni, il 36,8% del totale degli arrivi in Italia (nel 1995 era il 28%) mentre le presenze si sono attestate su 105,7 milioni, il 27,5% del totale in Italia (nel 1995 era il 18,4%).

Fra le 10 principali città d’arte la crescita maggiore si è avuta a Padova (+118%), seguita da Venezia (+110%) Roma (+106%) Napoli (+100%), Torino (+77%), Verona (+65%), Bologna (+53%), Pisa (+49%), Firenze (+43%) e Siena (+27%).

“Il turismo nelle città d’arte in Italia ha una profonda incidenza sul turismo italiano – ha illustrato Alessandro Tortelli, direttore del Centro Studi Turistici di Firenze – dando negli ultimi anni un impulso ineguagliabile alla ripresa del comparto”.

“La crescita delle presenze, però, non è proporzionale all’aumento degli arrivi”, ha sottolineato Claudio Albonetti, presidente di Assoturismo Nazionale. “Un gap che dimostra il deficit del nostro sistema di incoming: i turisti stranieri, spesso, vengono portati in Italia dai tour operator dei paesi nostri competitor, che hanno quindi interesse a trattenerli molto sui loro territori e poco sul nostro. Per attirare questo turismo qui in Italia, dobbiamo fare di più: in primo luogo lavorando su grandi strutture nazionali di incoming, ma anche investendo sulle infrastrutture di collegamento tra i territori, specialmente per quanto riguarda i vettori aerei, e puntare sulla qualità  valorizzando il reticolato delle piccole attività ricettive”.

“Dobbiamo lavorare sull’Italia meno conosciuta – ha chiarito Francesco Tapinassi, dirigente DG Turismo del Mibact -. Stiamo mettendo mano ad un documento di tipo programmatico per il turismo. Dobbiamo avere una visione di indirizzo per organizzare e strutturare la nostra offerta turistica, non possiamo lasciare tutto alla domanda”. 

 

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