domenica, 20 gennaio 2019

Manifesta: coltivare la coesistenza e la… cultura d’impresa

(di Toti Piscopo) Esaurito il clima di attesa e sopiti i clamori della conferenza di presentazione e dell’inaugurazione con cui si è ufficialmente avviata la grande kermesse culturale di Manifesta 12, voluta nel capoluogo dall’Amministrazione Comunale, la Biennale nomade internazionale di arte contemporanea accoglie studiosi, letterati, artisti e mette in mostra le sue installazioni nelle location deputate ad ospitarle.

 

Un grande appuntamento nell’anno di Palermo capitale Italiana della Cultura in cui sono riposte tante speranze per proseguire e consolidare quella evoluzione sociale e culturale già da tempo avviata dal sindaco Leoluca Orlando e da un’ampia fascia della società civile.

 

L’avvio sembra essere stato tra i più felici in città e, nonostante antichi ed irrisolti problemi, si respira un’aria d’internazionalizzazione, preludio di una stagione turistica positiva come rilevano, già da tempo, tutti gl’indicatori previsionali ed economici.

 

Un percorso lento e sofferto, non da tutti incoraggiato, ma fortemente sostenuto da quelle esigue componenti professionali ed imprenditoriali impegnate nel settore del turismo, già negli anni in cui il turismo, come settore economico produttivo, non era considerato ma solo utilizzato come un bancomat in nome del quale prelevare le poche risorse disponibili. Concezione tutt’oggi persistente, ma geneticamente modificata quantomeno nelle proporzioni e nelle concezioni.

 

Una grande occasione per la nostra città (resa possibile grazie al determinante supporto economico derivante dalla tassa di soggiorno) – scriveva alla vigilia di Manifesta, Dario Ferrante di Tourplus sulla sua pagina Facebook – che ci si augura possa contribuire ad incrementare il numero di presenze turistiche e l’economia cittadina. Ad oggi, la completa mancanza di notizie sugli eventi previsti fino al 4 novembre ha reso impossibile il lavoro degli operatori turistici, abituati a programmare con largo anticipo. Da cittadino e operatore turistico di questa città – concludeva Ferrante – mi auguro solo che tale manifestazione possa lasciare degli interventi urbani e contributi concreti che vadano ben oltre la durata della kermesse e rimangano patrimonio di questa città”.

 

Una voce non isolata ed una volontà unanime, specie tra gli adv siciliani e i TO. “Come sempre – è il pensiero diffuso, raccolto da Travelnostop.com  – i piccoli ed i grandi eventi, il cui calendario viene reso noto appena alla vigilia, perdono la loro valenza di richiamo turistico e si trasformano in momenti, seppur qualificati, d’intrattenimento.

 

Un obiettivo importante ma pur sempre parziale rispetto all’investimento previsto ed alle potenzialità che la manifestazione stessa è in grado di esprimere, ma sul quale sarebbe stato opportuno sostenerle con azioni di marketing mirate sui mercati internazionali a supporto di azioni di commercializzate finalizzate ad intercettare nuovi flussi turistici. Insomma, il realismo prende il posto rispetto all’entusiasmo della vigilia, dove attorno a Manifesta si sono alimentate speranze che gli operatori temono possano andare disattese.

 

Non a caso si auspicava che questo semestre culturale della Biennale potesse essere programmato a cavallo dell’ultimo trimestre di quest’anno ed il primo del successivo, proprio per dare un grande impulso alla città ed al territorio in un periodo tradizionalmente  di bassa stagione. Sarebbe stata una scommessa importante e particolarmente interessante misurare, in termini economici, il risultato. Poi è prevalsa la tesi più comoda e meno rischiosa e si è così programmata nel cuore della stagione turistica.

 

Nessuna polemica ovviamente, ma una occasione mancata per finalizzare l’investimento, reso possibile dai fondi derivanti dall’imposta di soggiorno, a favore del territorio ed attraverso  l’apporto strategico di adv e TO che, in tutto il mondo, costituiscono, nonostante tutto, l’ossatura distributiva e di commercializzazione più motivante del prodotto turistico.

 

Certo ancora esistono margini, seppur esigui, per fare quanto non fatto sino adesso. Intanto, sarebbe azione di buon senso e un bel segnale se una manifestazione, generata nel segno del turismo e della cultura, guardasse con maggiore attenzione e rispetto a quella cultura d’impresa che da sempre sostiene il sistema economico di un Paese, di un territorio, di una Comunità o anche semplicemente di un museo.

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