domenica, 15 settembre 2019

Matera capitale cultura: il riscatto dei Sassi

Nella scelta di Matera “Capitale europea della cultura per il 2019” ci sono almeno due elementi importantissimi: il primo è il riscatto del Mezzogiorno d’Italia e degli antichi rioni Sassi di Matera, un tempo simbolo di degrado e oggi scenario mozzafiato. Il secondo elemento è che la designazione di Matera cambia, in un certo senso, la nozione di “cultura” e di “città della cultura” così come l’abbiamo conosciuta finora.   

La storia del riscatto di Matera e dei suoi rioni Sassi – Barisano e Caveoso – comincia il 17 maggio 1952, quando in Parlamento viene approvata la legge speciale per il loro “risanamento”: oltre duemila delle grotte dove uomini e animali vivevano insieme in condizioni che fecero inorridire chiunque visitasse la città vennero dichiarate inagibili. Migliaia di persone furono trasferite in nuovi quartieri e Matera cambiò volto per sempre.    

Ma i Sassi sono rimasti e, piano piano, sono stati riscoperti: nel 1986 arrivò la legge per la conservazione e il recupero degli antichi rioni e nel 1993 la loro – si può dire – definitiva consacrazione. Divennero patrimonio dell’umanità, tutelati dall’Unesco: il sesto sito italiano in ordine cronologico a finire in quella prestigiosa lista, il primo nel Mezzogiorno d’Italia.

Da allora, la crescita dei Sassi – della città – è stata inarrestabile. Il mondo ha scoperto Matera, da ogni parte sono arrivati nella città lucana i turisti: affacciati sui Sassi o visitandoli, restano a bocca aperta. Matera vince perché è forse la città più antica del mondo (di sicuro, quelle grotte erano abitate millenni fa), ha attraversato i secoli, è viva e guarda al futuro e oggi si propone all’Europa e al mondo come esempio di città “possibile” e “a misura d’uomo”. In un’epoca che ha fatto e fa del benessere (in ogni senso) uno dei suoi obiettivi più ambiti, la nuova cultura bisognerà cercarla in quegli antichi rioni. 

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