giovedì, 21 novembre 2019

Tassa soggiorno, gestori hotel di Roma accusati peculato

 

Ammonta ad oltre 11 milioni e mezzo di euro la cifra “recuperata” dai magistrati di Roma attraverso una serie di sequestri preventivi nei confronti di diverse strutture ricettive della Capitale che, per anni, hanno intascato i proventi della tassa di soggiorno anziché versarla al Comune. Nei confronti dei titolari l’accusa è di peculato in quanto ricoprono un ruolo di pubblici ufficiali.
I turisti che pernottano a Roma sono tenuti al pagamento di una imposta giornaliera che parte da 7 euro. Denaro che i gestori sono tenuti a girare al Campidoglio ma, come sta emergendo dalle indagini, quasi mai avviene. Anche alcuni alberghi storici di Roma sono finiti all’attenzione dei pm, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo. È il caso del Grand Hotel Plaza, nella centralissima via del Corso. Il gestore Cesare Palladino, padre dell’attuale fidanzata del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, non ha versato l’imposta per un totale di 2 milioni di euro. Per questa vicenda nel luglio scorso ha patteggiato davanti al gup una pena ad un anno due mesi e 17 giorni. Sotto la lente degli inquirenti strutture presenti in tutti i quartieri della Capitale: dal centro storico, ai Parioli, dall’Aurelio a zone periferiche come in via Palmiro Togliatti e Prenestino.
L’ultimo sequestro, pari a circa 200 mila euro, è stato disposto il 21 ottobre scorso dal gip nei confronti del rappresentate legale della società che gestisce l’hotel a 4 stelle Domidea. L’imprenditore è accusato di essersi intascato la tassa di soggiorno dal 2015 al 2018.

News Correlate