In Liguria calano le presenze ma il turismo regge

Nel 2018 sono calate del 2,38% le presenze turistiche in Liguria rispetto all’anno precedente. A renderlo noto i dati dell’Osservatorio turistico regionale. I mesi peggiori dell’anno sono stati gennaio (-8,44%), aprile (-8,57%) e ottobre (-8,20%), mentre agosto, mese del crollo del ponte Morandi, ha segnato un -2,54%, settembre un -3,29% e novembre, mese successivo alla mareggiata he ha colpito la costa ligure ha visto un -2,66%. I mesi migliori sono stati marzo (+7,67%) e maggio (+10,53%). Nel complesso le presenze dei turisti italiani sono calate del 3,37%, degli stranieri dello 0,96%.

“Un dato che, nonostante il segno meno, conferma la bontà delle nostre scelte. Il trend del turismo in Liguria nel 2016 e nel 2017 era stato positivo, con l’anno scorso che aveva fatto registrare i numeri più alti degli ultimi 20 anni. Viste le condizioni che si sono venute a creare, sia a livello internazionale che locale, la Liguria ha retto”. Ad affermarlo Gianni Berrino, assessore regionale al Turismo che aggiunge: “non dobbiamo dimenticare che la nostra Regione è stata spezzata in due dal crollo di Ponte Morandi e colpita, a fine ottobre, dalla più devastante mareggiata che si ricordasse a memoria d’uomo: il Tigullio ha bisogno e avrà il sostegno di Regione sul fronte turistico e non solo, ma necessita anche dell’attenzione da parte del Governo”.

Nei primi mesi dell’anno – conferma Berrino – la crescita degli stranieri compensava il calo naturale degli italiani, dovuto in gran parte alla riapertura di una serie di mete sulla sponda sud del Mediterraneo, rimaste off-limits negli ultimi anni. Una congiuntura che aveva aiutato la Liguria a raggiungere i numeri da record del 2017. I numeri ci dicono anche – conclude l’assessore – che il recupero, nonostante il tragico evento, sul mercato nazionale è stato molto rapido: a novembre, infatti, le presenze di italiani crescono in tutta la Liguria. Significa che le azioni messe in campo erano e sono corrette. Ora la sfida è recuperare terreno sui mercati del centro e nord Europa come Svizzera, Germania, Olanda e Francia”.

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