Locazioni brevi, proprietari Airbnb ricorrono contro il codice identificativo lombardo

L’associazione dei proprietari degli alloggi dati in locazione turistica (Pro.Loca.Tur.) ha impugnato dinnanzi al TAR Lombardia la delibera della Giunta Regionale che ha introdotto l’obbligo di chiedere e di pubblicare un codice identificativo regionale (CIR) sugli annunci degli alloggi offerti in locazione. Il codice sarebbe dovuto entrare in funzione l’1 settembre, ma vi era già stata una proroga all’1 novembre per difficoltà tecniche delle Regione. Il ricorso Pro.Loca.Tur. fa seguito a quello per incostituzionalità promosso dal precedente governo e attualmente pendente presso la Corte Costituzionale.

“Il testo attuale del dispositivo è illegittimo – spiega Fabio Diaferia, presidente di Pro.Loca.Tur. – I proprietari chiedono di potersi registrare per quello che sono, cioè soggetti che esercitano il proprio diritto di proprietà concedendo in locazione breve i propri alloggi, e non per quello che non sono, cioè gestori di strutture ricettive o esercenti di attività turistico ricettive”.

Per ottenere questo codice è necessario registrarsi sul portale ‘Turismo 5’ mediante il quale vengono raccolti i dati relativi ai movimenti dei clienti degli ‘Esercizi Ricettivi’, così come previsto dal Programma Statistico Nazionale (PSN).

Nel portale ‘Turismo 5’tuttavia non è possibile registrarsi come proprietari di alloggi che vengono dati in locazione abitativa (anche per finalità turistica dell’inquilino) con contratti di diritto privato di breve durata, ma solo come gestori di Esercizi Ricettivi.

L’equiparazione agli Esercizi Ricettivi degli alloggi dati in locazione, nei quali non viene svolta alcuna attività ricettiva, è priva di giustificazione, così come affermato anche dall’Avvocatura Generale dello Stato che per conto del Governo ha impugnato dinnanzi alla Corte Costituzionale le legge Regione Lombardia 7/2018 che ha modificato la legge sul turismo 27/2015, ritenendo violata la ripartizione di competenze tra Stato e Regioni che attribuisce al primo la competenza esclusiva in materia di ‘ordinamento civile’ e, quindi, anche di contratti, ivi incluso, il contratto di locazione.

I proprietari non si oppongono ad una rilevazione dei movimenti degli inquilini che soggiornano per brevi periodi nei loro alloggi, consapevoli che si tratti di un fenomeno che anche l’ISTAT non può più permettersi di trascurare, ma si oppongono alla equiparazione dei loro alloggi agli Esercizi Ricettivi.

“I proprietari vedono con favore la proposta, avanzata anche da Airbnb, di avere un portale attraverso il quale inviare una comunicazione unica nazionale destinata a tutte le amministrazioni pubbliche interessate (Agenzie delle Entrate, Comune, Questura, Regione e Istat) che sostituisca la moltitudine di adempimenti oggi richiesti e che consenta di distinguere nettamente le vere e proprie attività turistico ricettiva (alberghiere ed extralberghiere) dalla mera locazione”, ha spiegato Diaferia.

News Correlate