lunedì, 16 settembre 2019

Ivrea diventa patrimonio Unesco: Italia raggiunge quota 54 siti

L’Italia consolida il primato di siti nella Lista Unesco del Patrimonio mondiale con l’iscrizione di “Ivrea, città industriale del XX secolo”, primato che vacillava per la rincorsa incalzante della Cina, raggiungendo quota 54. Rinviata invece, in vista dell’approvazione nel 2019, la decisione di includere le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene nel Registro del Patrimonio mondiale dell’Umanità dell’Unesco.

Soddisfatto il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli. ”Un riconoscimento – dice – che va a una concezione umanistica del lavoro propria di Adriano Olivetti, nata e sviluppata dal movimento Comunità e qui pienamente portata a compimento, in cui il benessere economico, sociale e culturale dei collaboratori è considerato parte integrante del processo produttivo”.

Ivrea rappresenta un esempio distintivo della sperimentazione di idee sociali e architettoniche sui processi industriali, e un’esperienza innovativa di produzione industriale di livello mondiale che guarda in special modo al benessere delle comunità. Fondata nel 1908 da Camillo Olivetti, è un progetto industriale e socio-culturale del XX secolo e si sviluppa nel periodo degli anni ’30 e ’60 sotto la direzione di Adriano Olivetti, periodo in cui l’azienda Olivetti produceva macchine da scrivere, calcolatrici meccaniche e computer. La forma della città e gli edifici urbani sono stati progettati da alcuni dei più noti architetti e urbanisti italiani di quel periodo, rappresenta quindi un significativo esempio delle teorie dello sviluppo urbano e dell’architettura del XX secolo in risposta alle trasformazioni industriali e sociali, inclusa la transizione dalle industrie meccaniche a quelle digitali.

La candidatura, presentata all’UNESCO a gennaio 2017 è stata promossa dal Comune di Ivrea e dalla Fondazione Adriano Olivetti, insieme alla Fondazione Guelpa, la Regione Piemonte, la Città Metropolitana di Torino e il Comune di Banchette e coordinata dal Segretariato Generale – Ufficio UNESCO del MiBACT, e si è avvalsa della collaborazione del contributo di diverse istituzioni ed esperti del mondo scientifico e culturale.

 

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