Alitalia, arriva norma conversione prestito ponte in equity

Le Ferrovie dello Stato hanno bisogno di altri 60 giorni per il piano industriale di Alitalia, ma la cassa si consuma e i commissari possono concedere non più di 3-4 settimane. È in questo scenario che si profila il rischio di una nuova iniezione di liquidità per far sopravvivere la compagnia. Il Mise prova ad accelerare e ha avanzato la richiesta di inserire nel decreto crescita una norma per dare la possibilità di convertire il prestito ponte in equity e consentire eventualmente allo Stato di entrare nella newco ma sulla formulazione ci sarebbe qualche perplessità e il ministero dell’Economia avrebbe quindi dato mandato di rielaborare una norma di sintesi delle diverse esigenze.

Intanto cresce la preoccupazione dei sindacati che chiedono una soluzione prima delle elezioni e ribadiscono al Governo la necessità di una convocazione. Ma il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli rassicura, almeno sulla tempistica: “non mi impiccherei su una settimana in più o in meno dopo decenni all’interno dei quali Alitalia è stata semplicemente foraggiata ma non rilanciata con soldi pubblici”. E ai dipendenti della compagnia dice: “state tranquilli e abbiate fiducia”. Insomma: “se passerà un mese in più o un mese in meno, se sarà fine di aprile, penso sia veramente indifferente come data”. Il dossier “è al Mise con l’interlocuzione diretta del mio ministero”.

Le Fs, però, che hanno scavallato il termine del 31 marzo per la presentazione del piano senza alcuna comunicazione ufficiale, avrebbero bisogno di almeno altri due mesi, ovvero fino alla fine di maggio. Al momento infatti sul tavolo c’è solo la disponibilità di Delta a mettere nella newco per la nuova Alitalia fino al 15%, che unito al 30% di Fs e al 15% del Mef, lascerebbe ancora scoperta una fetta del 40%. Si continua a sondare China Eastern (di cui Delta detiene una quota di minoranza), mentre dalle società e partecipate pubbliche tirate finora in ballo (da Atlantia a Leonardo, fino a Cdp) non arrivano conferme.

Intanto, la cassa continua a bruciare: a fine anno c’erano 506 milioni, ma secondo i calcoli di Andrea Giuricin dell’Istituto Bruno Leoni la compagnia “ha già bruciato di fatto tutta la cassa ed è già sotto di quasi 300 milioni di euro, un buco enorme  che verrà fuori in tutta la sua tragicità a fine estate”.

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