mercoledì, 20 novembre 2019

Alitalia e la scadenza del 15 ottobre sempre più a rischio. Si va verso nuovo prestito

Una trattativa, quella per il salvataggio di Alitalia con l’aiuto del Tesoro, irta di nodi a un passo dalla scadenza. Potenziali soci divisi su un piano industriale stand-alone in cui non si vedono utili almeno fino al 2022. E rassicurazioni sui lavoratori che iniziano a vacillare: tanto da far riemergere l’ipotesi di aggregazione con Lufthansa, e indurre piloti e assistenti di volo a uno sciopero di 24 ore il 9 ottobre mentre anche i sindacati confederali preparano la mobilitazione.

Sullo sfondo le uniche certezze: la prima, che sfuma sempre più il termine del 15 ottobre per il piano di salvataggio. La seconda, la liquidità agli sgoccioli della compagnia di bandiera che richiederà un nuovo prestito pubblico.

L’ennesimo salvataggio imperniato sulla newco  ‘Nuova Alitalia’ (con al 35% i Benetton e Fs per una medesima fetta, affiancati dal Tesoro al 15% e Delta al 10-12%) gioca contro il fattore tempo; la trattativa difficile con gli americani di Delta sulle rotte e strategie da seguire; e il  negoziato con i Benetton, che come scritto in una lettera al ministro Stefano Patuanelli potrebbero chiamarsi fuori di fronte alla revisione delle concessioni autostradali per il Ponte di Genova. “Non ho letto la lettera come un ricatto. Resta che il gruppo deve sapere che questi due piani rimangono separati”, ha detto la ministra dei Trasporti Paola de Micheli.

Ma potrebbe non essere tanto la possibile ‘caducazione’ delle concessioni il nodo fondamentale. Quanto piuttosto la fattibilità industriale di ciò che Atlantia chiama un “rischioso salvataggio con esiti limitati nel tempo”. Si parla di almeno 2.000 esuberi con una riduzione della flotta in particolare sul lungo raggio.

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