mercoledì, 18 settembre 2019

Di Maio: non cerchiamo capitani coraggiosi per Alitalia, le soluzioni ci sono

“Se domani arriveranno proposte da coloro che finora si sono palesati finora solo a livello di stampa, capiremo cosa fare, altrimenti le soluzioni ci sono già e potremo andare avanti comunque. Non cerchiamo capitani coraggiosi per cercare di metterci una toppa. Io voglio essere l’ultimo ministro dello Sviluppo Economico ad occuparmi di Alitalia”. Lo afferma il vicepremier Luigi Di Maio in conferenza
stampa all’ambasciata italiana in Polonia. “So che ci sono preoccupazioni perché si sente di concessionari autostradali che entrano, di gruppi cinesi, di gruppi americani ma la questione che non deve essere mai dimenticata è che dentro Alitalia ci saranno Mef e Ferrovie dello Stato, quindi c’è una presenza massiccia dello Stato che ci consentirà di nominare la governance dell’azienda”, aggiunge il vicepremier.

Domani, martedì 30 aprile, infatti i commissari straordinari di Alitalia si attendono la formalizzazione dell’offerta vincolante della cordata pubblico-privata guidata da Fs, ma al momento circa un terzo del capitale della newco rimane ancora scoperto, in attesa di un altro investitore.

Nonostante l’annunciato ingresso del Mef sancito dal decreto crescita, che permetterebbe al ministero dell’Economia di trasformare in equity con una quota di circa il 15% gli interessi sul prestito concesso alla compagnia, all’appello manca ancora una partecipazione tra il 30 e il 35%. Delta non vuole infatti spingersi oltre il 15% ed anche Fs, che non ha convocato per i prossimi giorni alcun cda, si fermerebbe al 35%. L’unica ipotesi concreta rimane quella dell’ingresso di Atlantia, holding a cui fa capo anche Aeroporti di Roma, che ad Alitalia lega circa il 40% del proprio traffico e che soffrirebbe inevitabilmente di un ridimensionamento, se non del fallimento vero e proprio, del vettore. Dal punto di vista industriale, l’operazione avrebbe dunque un senso, ma è politicamente che la scelta andrebbe gestita e digerita dal Movimento 5 Stelle soprattutto dopo l’attacco frontale alla famiglia Benetton e al management di Autostrade per l’Italia sulle concessioni autostradali seguito al crollo del Ponte Morandi (costato la vita a 43 persone).

Un’operazione certamente complessa ma la cui unica alternativa, dal punto di vista politico forse ancora peggiore, sarebbe probabilmente quella di far rientrare in campo Lufthansa. Concedere Alitalia ai tedeschi significherebbe infatti non solo tornare al punto di partenza, ma anche esporre i lavoratori a migliaia di esuberi.

Nel frattempo i sindacati restano molto preoccupati: in assenza di risposte dal Governo entro il 30 aprile sono pronti alla mobilitazione dei lavoratori.  “Ci pare che stia regnando la più completa confusione nella strategia di rilancio di Alitalia”, sostiene il segretario generale della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi, che prosegue: “La scelta degli investitori appare sempre più come una scelta politica, da cui ci aspettiamo la scelta industriale, cioè un piano di rilancio della compagnia con il cronoprogramma degli investimenti ed il mantenimento dell’unicità dell’azienda. È possibile che domani 30 aprile noi si possa proclamare una giornata di mobilitazione nel mese di maggio, considerato che il Governo elude il confronto con il sindacato”.

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