Congressuale ancora in calo ma resta forte il ruolo degli hotel

Annuciati i primi dati dell’Osservatorio di Federcongressi&eventi

Si aggrava la fase recessiva del settore congressuale. Si riducono i consumi e gli investimenti, e cala anche la domanda di ospitalità in tutti i segmenti di mercato. Lo dimostrano i primi dati del nuovo Osservatorio Congressuale, condotto dall'Università di Bologna e dall'Associazione manager turistici di Rimini, su incarico di Federcongressi&eventi e presentati a ,argine  dell'assemblea straordinaria dei soci di Federcongressi&eventi.
Nel 2011 l'Europa ha ospitato il 55% degli eventi internazionali, un'inversione di tendenza di cui hanno beneficiato Germania, Spagna, Francia, Inghilterra, ma non l'Italia, che non ha agganciato appieno questa opportunità. I dati percentuali registrati dall'Osservatorio non sono positivi: nel 2011, rispetto al 2010, si registra -2,88% di incontri (valore assoluto oltre 400mila), -3,01% di partecipanti (quasi 33 milioni), – 13,10% di giornate di presenza congressuale (48 milioni e mezzo) e -12,82% di pernottamenti (oltre 20 milioni).
Larga parte degli eventi si è svolta in spazi fieristici, in sedi universitarie, in sale di enti o aziende e in altre strutture non destinate in modo esclusivo all'attività congressuale. Nel comparto "core" dell'ospitalità congressuale un ruolo di primo piano continua a essere svolto dagli alberghi congressuali (34%), seguiti dai palacongressi (21%).
Calo delle presenze e del fatturato sono un comune denominatore, ma negli alberghi congressuali le flessioni sono minori (-7,20%, a fronte del -13,25% dei centri congressi) e si registra una tenuta sul numero degli incontri e dei partecipanti (rispettivamente +0,20% e +1,38%). I prezzi rimangono sostanzialmente stabili (+0,28%) ma le politiche di prezzo sono diverse: i centri congressi mostrano grande attenzione al bisogno di contenimento dei costi da parte del cliente (-7,09%), le sedi polivalenti evidenziano una tendenza all'aumento delle tariffe (+4,06) e gli alberghi mantengono una politica di prezzi per lo più stabili (+0,63%).
In media gli eventi sono di 121 persone ciascuno, per una durata di 1,5 giorni. Gli alberghi ospitano il 49% degli eventi corporate e dalle dimensioni medie più basse (meno di 50 persone ciascuno).
Le aziende rimangono il cliente dominante in termini di eventi organizzati (64%) e sono anche il segmento che registra la flessione più marcata nel numero di eventi promossi (-10,1%). Tendono a scegliere le strutture congressuali alberghiere, ove svolgono la maggior parte dei loro eventi.
Dati positivi sono l'aumento del 3,20% di delegati dall'estero (a fronte di un -6,40% di nazionali): un'opportunità per attenuare gli effetti negativi della crisi economica interna.
Le località marine hanno le migliori performance: aumentano gli eventi (0,08%) i partecipanti (0,37) e la flessione delle presenze è nettamente inferiore al dato complessivo (-7,87%) mentre i centri urbani e le città d'arte/metropoli sono le destinazioni che maggiormente risentono della crisi (rispettivamente -5,22% e – 2,57% il numero degli incontri e -15,87% e -14,95% il fatturato).  
"Sono dati preoccupanti – ha commentato Stefania Agostini, direttore del Convention Bureau della Riviera di Rimini – perché le percentuali sono tutte negative. Calano voci sensibili come il numero di incontri e di partecipanti. Io credo che la carta vincente sia la flessibilità. Chi è grande deve diventare accogliente anche nel piccolo, e viceversa chi è piccolo deve porsi su mercato e intercettare clienti ed eventi anche al di sopra delle proprie dimensioni".
Secondo Salvatore Sagone, presidente di ADC Group, "il 2013 sarà un anno ugualmente difficile. Nel 2007 i committenti realizzavano ciascuno 5,4 eventi all'anno, oggi siamo a 3,4. Peraltro, stanno crescendo gli investitori in eventi che hanno ridotto gli investimenti in altri mezzi o iniziative di comunicazione a favore degli eventi: nel 2012 sono il 51,6%. Questa è una controtendenza positiva, che va ricordata".

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