Bankitalia: turismo genera 5% pil e 6% occupazione ma al Sud ancora pochi benefici    

“Il turismo genera oltre il 5% del pil e circa il 6% dell’occupazione totale. Ad essa è riconducibile il 40% delle esportazioni di servizi; il suo saldo con l’estero è strutturalmente in avanzo ed è pari a quasi un punto di PIL e a circa un terzo dell’avanzo commerciale complessivo dell’Italia”. Lo ha detto Fabio Panetta, vicedirettore generale della Banca d’Italia alla presentazione dei risultati dello studio “Turismo in Italia. Numeri e potenziale di sviluppo”.

“Ma dobbiamo chiederci – ha spiegato – se stiamo valorizzando al meglio questa ricchezza naturale, quali siano i possibili margini di miglioramento e quali gli strumenti idonei a cogliere le opportunità disponibili”.

Tra le varie criticità evidenziate da Panetta il fatto che vaste aree dell’Italia non traggono beneficio quanto potrebbero dai movimenti turistici internazionali (come il Mezzogiorno dove pure sono ubicati oltre la metà dei siti archeologici, un quarto dei musei, quasi l’80% delle coste e i tre quarti del territorio destinato a parchi nazionali).

Inoltre, Panetta ha aggiunto che nell’ultimo ventennio la quota dell’Italia sulla spesa turistica mondiale ha subito un calo che non dipende unicamente dall’affermazione di nuove destinazioni. Solo dal 2011 le entrate turistiche internazionali sono tornate a crescere a ritmi sostenuti, di oltre il 30% fino al 2017.  “Si può stimare che se nel periodo 1999-2017 la spesa dei turisti stranieri nel nostro Paese fosse cresciuta quanto la domanda potenziale, il PIL italiano sarebbe oggi più elevato di 0,8 punti percentuali” ha concluso Panetta.

Nel corso del convegno è intervenuto il direttore generale di Federalberghi Alessandro Nucara, “le presenze turistiche in Italia sono raddoppiate in 30 anni arrivando a circa 420 milioni ma, secondo i nostri calcoli, ce ne sono tra 500 e 600 milioni sul mercato nero”.

Mnetre Matteo Frigerio, country manager Italia di Airbnb ha spiegato: “il vero nemico del turismo italiano non è Airbnb ma è la mancata digitalizzazione. Ben 7 case vacanza su 10 sono offline e sfuggono a qualsiasi controllo. Tutto quello che passa su Airbnb resta invece tracciato. L’Italia per noi è il terzo Paese in termini di offerta e il quinto in termini di arrivo. Ma bisogna superare il grave problema dell’eterogeneità delle norme, delle leggi a macchia di leopardo non solo in materia di turismo ma anche in materia di casa”.

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