Negozi chiusi e nuovi hotel e bar: come cambiano le città italiane

Chiudono i negozi nei centri delle città che rischiano di diventare lunapark per turisti. È quanto emerge dall’analisi di Confcommercio “Il ruolo del commercio e del turismo per il rilancio delle città” che contiene un approfondimento su 120 centri di medie e grandi dimensioni, escluse le metropoli “policentriche” di Roma, Milano e Napoli.

Dai dati resi noti infatti risulta che più di un negozio su dieci in Italia è scomparso negli ultimi dieci anni. Confcommercio calcola un saldo di 64 mila chiusure tra il 2008 e il 2018. L’offerta turistica invece continua a moltiplicarsi con 45 mila alberghi, bar e ristoranti in più in un decennio.

Per questo il presidente Carlo Sangalli ha chiesto “un piano nazionale di rigenerazione urbana che tenga conto del rapporto strettissimo tra commercio e vivibilità delle città”.

Nelle città esaminate ci sono, in centro, sempre meno negozi di vestiti e calzature, ma anche di mobili, ferramenta, libri e giocattoli. Tengono invece le botteghe alimentari e crescono a due cifre le farmacie e i rivenditori di computer e telefoni. L’offerta di alloggio e ristorazione aumenta del 18,6%, con il rischio che i centri diventino “lunapark per turisti”.

Confcommercio ha stilato anche una classifica delle città i cui centri sono più vitali. Al primo posto c’è Siracusa che vanta una crescita delle attività commerciali sia fisse (+24,2% negli ultimi dieci anni) sia ambulanti (+23,1%) e un raddoppio delle imprese di alloggio e ristorazione (+98,3%). Seguono Pisa, Matera, Grosseto, Lucca, Latina e Avellino.

News Correlate