domenica, 22 settembre 2019

Caos turismo: in Italia 15 definizioni di casa vacanza e riforme ogni anno

Riforme frenetiche (fino a 5 in 3 anni), spesso contestate in sede amministrativa e capaci di produrre fino a 15 definizioni diverse di cosa sia una banale casa vacanza, mentre si introducono specifici requisiti per normare “palafitte”, strutture “digital detox” (niente telefono o wi-fi), “Marina resort”, e presto forse anche grotte, come potrebbe accadere in Veneto. E’ il quadro schizofrenico che emerge da un nuovo studio realizzato dal DEVO Lab – di SDA Bocconi commissionato da Airbnb Italia.

La ricerca analizza le profonde differenze regionali in materia di turismo, soffermandosi sulla frequenza con cui le leggi vengono riformate e sul complicato rapporto tra Stato e Regioni in seguito alla riforma costituzionale del 2001 che ha dato alle Regioni competenza esclusiva per il turismo.

Uno degli elementi principali evidenziati dallo studio è il ritmo frenetico delle riforme della normativa sulla ricettività da parte delle Regioni e delle Province autonome; questa tendenza è legata alla velocità di cambiamento del settore turistico e delle strutture ricettive degli ultimi anni. In generale, queste leggi vengono modificate dalle Regioni con cadenza annuale. Esistono però Regioni in cui la legge varia nell’arco di mesi, come nel caso della Liguria, che ha riformato la normativa cinque volte negli ultimi tre anni, mentre ad esempio in Veneto le riforme vengono apportate in media ogni tre anni. Fra le tante Regioni ‘lepre’, anche qualche ‘lumaca’: in alcuni territori le leggi quadro di riferimento per il turismo risultano decisamente datate. Basti pensare che in Sicilia e Valle d’Aosta le leggi regionali sul turismo risalgono al 1996, ben prima di Internet e del mobile web, che invece ora valgono oltre il 40% del mercato.

Un quadro normativo così complesso genera anche flussi comunicativi altamente frammentari tra soggetti pubblici e privati, che risentono del diversificato riparto di competenze e funzioni amministrative. Per le medesime tipologie di strutture extralberghiere, infatti, i requisiti funzionali e/o dimensionali risultano differenti per ciascuna Regione o Provincia Autonoma, con l’unica eccezione degli agriturismi.

La categoria case e appartamenti per vacanze (CAV), presenta requisiti che variano molto tra le diverse Regioni. Campania, Piemonte, Puglia e Sicilia consentono una permanenza massima in una CAV di 90 giorni consecutivi, mentre Basilicata e Liguria fino a 12 mesi. Altri passaggi delle normative regionali riguardano invece la promozione, la metratura oppure la pulizia delle strutture. Complessivamente, ci sono oltre 20 tipologie diverse di ricettività extralberghiera in Italia. Tra queste, esistono categorie quasi sconosciute come le case del camminatore, presenti in Umbria e Lazio oppure l’ittiturismo, categoria normata da Campania, Emilia Romagna, Liguria, Puglia, Sardegna, Veneto.

Lo studio si conclude con una proposta per armonizzare le definizioni esistenti per le strutture alberghiere ed extralberghiere e creare un quadro normativo nazionale, considerando l’evoluzione del settore turistico e quindi creando la macrocategoria home sharing.

 

 

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