domenica, 17 febbraio 2019

È ufficiale: Italo è americano. Montezemolo-Cattaneo: al via nuova fase 

Inizia una nuova era, a stelle e strisce, per Italo. Il cda ha ratificato la decisione dei soci di vendere la società ferroviaria italiana Ntv al fondo Usa Global Infrastructure Partners (Gip) in una operazione che complessivamente sfiora i 2,5 miliardi di euro. Operazione finanziaria che ha visto Rothschild come advisor di Italo e Mediobanca advisor di Gip. Il Cda ha anche avviato l’iter per la cancellazione dello sbarco in Borsa, che era l’alternativa alla vendita agli americani.

“Si avvia adesso un percorso che durerà per i prossimi mesi fino al perfezionamento delle formalità necessarie per il cambio della proprietà e che segnerà l’avvio di una nuova fase di crescita e di sviluppo per l’azienda con nuove opportunità per tutti”, hanno affermato il presidente di Italo-Ntv, Luca Cordero di Montezemolo, e l’ad Flavio Cattaneo, in una lettera ai dipendenti sull’accettazione dell’offerta del fondo Usa.

E commenti sull’operazione Italo sono arrivati naturalmente dal fronte politico, imprenditoriale e sindacale. “Avevamo detto che la quotazione in Borsa sarebbe stato un bellissimo coronamento. Hanno deciso diversamente, era un loro diritto, il fondo americano è molto serio”, ha affermato il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, spiegando che “sono azionisti privati che hanno messo dei soldi facendo un lavoro difficile” e “non è sempre facile rompere un monopolio”, ha sottolineato.

Per il ministro delle Finanze e dell’Economia, Pier Carlo Padoan, si tratta di “una operazione importante che dimostra la validità degli asset italiani”.

Per Confindustria la chiave di lettura è che “siamo un paese aperto, non dobbiamo lamentarci quando arriva un investitore dall’estero”, ha detto il presidente Vincenzo Boccia.

Restano prudenti invece i sindacati che vogliono vedere i piani industriali dei nuovi proprietari di Italo e chiedono di essere convocati ad un tavolo. Oltre al rinnovo del contratto, “scaduto da 37 mesi”, i sindacati chiedono anche che vengano pagati i premi di produzione “dovuti ai lavoratori per via degli ottimi risultati conseguiti dall’azienda” fondata nel 2006.

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