Pcco Academy Federcongressi, amarezza di un Past-President

di Paolo Zona

Il mio nome è ormai lontano da quello di Federcongressi&Eventi da oltre tre anni. Ragioni personali ed aziendali me lo hanno imposto, con grandissimo rammarico e profonda sofferenza per una "creatura" a cui ho cercato di dare per otto anni della mia vita il massimo di ciò che sapessi esprimere. Nel bene e nel male, come in tutte le vicende umane.

Non per questo mi sono allontanato però, con il cuore e con la mente, da quella che considero la "mia" associazione. Il presidente Mario Buscema lo sa, essendo praticamente l'unico interlocutore con cui, seppur sporadicamente, mantengo un dialogo. Non sempre troviamo sintonia di idee, ma fortunatamente prevale il rispetto reciproco.

Forse, da associato non ancora in regola con le quote associative, non avrei il diritto di esprimere la mia opinione. Ho la presunzione, però, di farlo lo stesso. Il mio amore per l'associazione me lo impone.

Da ormai oltre un anno si parlava di questa "PCCO ACADEMY". Nato dall'idea di Pietro Montanari, mi parve sin da subito un progetto caratterizzato da un razionale forte, in linea con l'evoluzione del mercato a cui il PCO tradizionale si rivolge. Un razionale che andava metabolizzato, strutturato e successivamente offerto agli Associati come opportunità di crescita.

Dopo molti mesi di lavoro, lo scorso venenerdì 22 aprile, la Segreteria dell'Associazione invia a tutti i PCO associati la presentazione completa del progetto e le informazioni per aderirvi. Purtroppo la mia azienda, oggi, non ha i requisiti richiesti per poter aderire. Non credo sia l'unica, anzi.

Sorge spontanea la domanda: ma come può nascere all'interno di un'associazione di categoria un'iniziativa preclusa ad una così elevata percentuale di associati?

Ma non esistono già i requisiti di accesso all'associazione stessa, previsti da statuto e regolamento, con finalità di "filtro" e di qualificazione della rappresentanza?
Perché a medesima quota associativa non corrispondono più medesime opportunità? Che sta succedendo?

Leggo con attenzione il programma formativo proposto e me ne compiaccio. I Colleghi del gruppo di lavoro hanno fatto davvero un ottimo lavoro. Certo il costo di partecipazione al progetto può sembrare elevato, ma probabilmente ne vale la pena. E' un'opportunità di arricchimento professionale che meriterebbe il più ampio bacino di utenza possibile. E forse ne andrebbe incentivata la partecipazione proprio a favore di quelle aziende che i "requisiti" non li hanno affinché comprendano quanto sia importante investire sul proprio futuro e sulla crescita organica e strutturata delle proprie realtà.

Forse comprendere certi cambiamenti del nostro mercato e adeguare il proprio modo di fare impresa potrebbe consentire a queste aziende di conquistare qualche quota di mercato in più. Ma forse questo ad una parte dell'associazione non interessa più. Meglio emarginare questi associati e non offrir loro questa opportunità.

La forza di un'associazione sta nella sua compattezza e nel suo spirito di servizio nei confronti di tutti i suoi associati. La rappresentanza si esprime dando prova di far crescere e di "accompagnare" gli associati più deboli, non assecondando i più forti. A questo ci pensa già il mercato con le sue regole, più o meno libere che siano.

La forza di un'associazione sta nel non dimenticare mai che da un albero possono essere prodotti migliaia di fiammiferi, ma un solo fiammifero è sufficiente a distruggere una foresta.