mercoledì, 23 ottobre 2019

A Catania una rassegna di eventi a 350 anni dalla grande eruzione

Si svolgerà fino al 14 luglio la rassegna di eventi culturali e scientifici “Etna 1669. Storie di lava” dedicata alla grande eruzione dell’Etna del XVII secolo, la più devastante e documentata per i tempi. Dopo l’inaugurazione della mostra “Etna1669. Scritti e iconografie” presso la Biblioteca regionale di Catania (nella foto), l’assessore Sebastiano Tusa ha partecipato ieri alla conferenza stampa di presentazione del ricco programma di eventi che si alterneranno fino al mese di luglio.

Patrocinata dalla Presidenza della Regione Siciliana e organizzata dall’assessorato dei Beni culturali e del Turismo, la rassegna è curata dalla Soprintendenza di Catania e dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) – Osservatorio Etneo di Catania, e coinvolgerà tutti i Comuni coinvolti dallo storico evento. Previste sette conferenze, cinque mostre di documenti inediti, numerosi programmi di escursioni speleologiche, cicloturistiche, trekking. Una straordinaria occasione per conoscere e vivere in maniera consapevole un territorio particolare come quello dell’area vulcanica etnea che ha ottenuto il riconoscimento Unesco.

La più grande eruzione laterale dell’Etna, avvenuta negli ultimi quattro secoli, si verificò l’11 marzo del 1669 dove, dalla bocca principale localizzata a 800 m di quota presso Nicolosi, furono eruttati circa 600 milioni di m3 di lava, generando un campo lavico lungo 17 km in un territorio che oggi si individua nell’area metropolitana di Catania ed, in particolare, nei comuni di Belpasso, Camporotondo Etneo, Catania, Gravina di Catania, Mascalucia, Misterbianco, Nicolosi, Pedara e San Pietro Clarenza. Solo l’11 luglio 1669 l’eccezionale eruzione vide il suo termine. Nella sua evoluzione raggiunse il mare creando “nuove terre” attraverso lo spostamento della linea di costa di circa un chilometro, e cambiò definitivamente la morfologia del basso versante meridionale dell’Etna, giacché l’imponente colata lavica rese sterile circa 40 km2 del territorio produttivo dove era situata l’area etnea maggiormente urbanizzata.

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