Governo boccia aumento Naspi, schiaffo agli stagionali del turismo

“I lavoratori stagionali del turismo devono sapere che il Governo gli ha negato l’aumento della Naspi, rifiutandosi di inserire per loro nella manovra uno stanziamento di 57 milioni di euro”. Lo afferma la senatrice di Forza Italia Urania Papatheu, che aveva presentato 3 emendamenti al ddl n.1018, il decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni. L’esponente siciliana di Fi ha avanzato tre distinte proposte di incremento della Naspi, l’indennità di disoccupazione che interessa migliaia di lavoratori stagionali del turismo, soprattutto in Sicilia, ma si è vista respingere gli emendamenti, dichiarati “inammissibili” dalla V Commissione di Palazzo Madama.

“La mia iniziativa, volutamente studiata e articolata in tre diverse proposte – spiega – rappresentava una concreta risposta al disagio sociale dei tanti lavoratori stagionali oggi costretti a vivere con contratti di 6 mesi e per il resto dell’anno obbligati a sopravvivere con il solo corrispettivo di 3 mensilità Naspi. Per questo, con riferimento agli eventi di disoccupazione (involontaria) verificatisi a decorrere dall’anno 2018 e limitatamente ai lavoratori con qualifica di stagionali dei settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali, ho richiesto un innalzamento della durata della Naspi, calcolata ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22. Nello specifico ho proposto che, nel Fondo per interventi strutturali di politica economica, la Naspi venisse incrementata: 1) del 35%, con applicazione sino al limite massimo di quattro mesi e relativi oneri valutati in 57 milioni di euro per l’anno 2019 e in 100 milioni di euro a decorrere dall’anno 2020. 2) del 50% con applicazione al limite massimo di cinque mesi e relativi oneri valutati in 120 milioni di euro per l’anno 2019 e in 125 milioni di euro a decorrere dall’anno 2020; 3) del 70% con applicazione sino al limite massimo di sei mesi e relativi oneri valutati in 86 milioni di euro per l’anno 2019 e in 150 milioni di euro a decorrere dall’anno 2020”.

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