Mondello senza cabine dal 2020? i balneari siciliani dicono no alla Bolkestein

Imprenditori balneari sul piede di guerra anche in Sicilia visto che oltre 4mila stabilimenti balneari dell’isola potrebbero chiudere i battenti entro il 2020. È il rischio a cui il comparto va incontro se si dovesse applicare la direttiva Bolkestein, che prevede la liberalizzazione delle concessioni demaniali per gli stabilimenti balneari, anche se il ministro del Turismo, Gian Marco Centinaio, da settimane ripete che il suo obiettivo è modificare la direttiva.

A lanciare l’allarme dalle pagine web di Meridionews è Alessandro Cilano, presidente di Fiba Confesercenti Sicilia: “Con la cosiddetta direttiva Bolkestein l’Unione Europea – di fatto – mette a gara le concessioni demaniali rendendo le spiagge territorio di conquista. In pratica, via alla libera concorrenza internazionale e addio a chi in precedenza gestiva gli stabilimenti. Tra due anni niente più cabine: a Palermo metà del litorale dovrà rimanere spiaggia libera e fra un lido balneare e l’altro (di un massimo di 3 mila metri quadrati di estensione) è consentita una distanza di cento metri, destinata anch’essa a spiaggia libera. Chi ha investito prima del 2009 – continua Cilano – potrebbe perdere tutto. Rischiamo di restare tutti senza lavoro”.

Intanto, Portogallo, Spagna, Croazia e i paesi Sud del Mediterraneo godono di una legislazione migliore e più completa e, soprattutto, hanno a disposizione più tempo per programmare i loro investimenti. Per Antonio Capacchione, presidente nazionale del Sindacato Italiano Balneari, “è indispensabile che nella Legge di Bilancio venga inserita almeno una misura di salvaguardia temporale che metta in sicurezza questo importante segmento del Made in Italy mentre anche la Cna Balneatori Sicilia dice “no alla cancellazione di decine e decine di stabilimenti nell’Isola”.

 

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