giovedì, 17 ottobre 2019

Antonio Mangia: una vita di primati e solo due obiettivi mancati

Con la morte di Antonio Mangia, la Sicilia turistica perde uno dei suoi figli più operosi che con il suo impegno e la sua passione ha creato un modello imprenditoriale virtuoso e ha indicato una possibile linea di sviluppo costituendo da sempre il punto di riferimento nell’Isola per il mercato turistico francese.

Mangia, improvvisamente scomparso il 2 ottobre scorso, era un “self made man” in salsa siciliana. E nell’isola ha percorso, dopo il diploma conseguito all’Istituto Tecnico Marco Polo, tutti i gradini del sistema agenziale divenendo un apprezzato manager della Cit, ruolo che ha poi abbandonato per costituire la sua Aeroviaggi. Oggi la società con sede a Palermo rappresenta il primo tour operator per posti letto (quasi diecimila) tra Sicilia e Sardegna distribuiti su 15 strutture. Il Gruppo Aeroviaggi, inoltre, affianca alla gestione alberghiera quella del trasporto aereo, con l’organizzazione di voli charter settimanali dalla Francia che portano in Sicilia 400 mila arrivi dalla Francia.

Testardo e tenace, ha operato sempre con intelligenza ed audacia conseguendo apprezzamenti sul piano professionale e imprenditoriale e, di fatto, attuando un modello di business che ruotava  attorno alla sua figura anche grazie ad una capacità molto personale di formazione che riusciva a trasferire ai suoi collaboratori ma anche di fidelizzazione dettata dalla capacità di sviluppare solidi rapporti umani.

La lezione che ci ha lasciato è che, in fin dei conti, la figura del tour operator rimane quella professionalmente e imprenditorialmente più completa perché un TO può diventare albergatore ma non può accadere il contrario.

Schivo nei confronti del mondo politico, che non apprezzava particolarmente insieme a quel sistema burocratico che considerava una delle cause del mancato sviluppo turistico della Sicilia. Una terra che ha sempre amato e rispettato non solo per il suo legittimo interesse imprenditoriale ma per la convinzione che, nonostante tutto, anche in Sicilia si potesse fare impresa. E forse questo il testamento morale che lascia ai suoi figli e ai suoi collaboratori, e a tutti i partner che in lui hanno avuto un punto di riferimento.

Lascia questa terra, dove ha conseguito tutti gli obiettivi possibili che le condizioni e le opportunità del mercato gli abbiano permesso, forse solo con il rimpianto e il rammarico di non aver conseguito gli ultimi due progetti a cui tanto teneva.

Il primo, la quotazione della società in Borsa della sua Aeroviaggi, nonostante l’azienda avesse superato tutti gli esami di solidità e solvibilità, e poi quello, forse quello a cui più teneva, di riuscire a realizzare un centro termale con un albergo da 100 posti letto nella sua Geraci. Anche la creazione di una società ad hoc, il cui 49% era detenuto da un azionariato popolare, non è bastata a superare l’ostacolo di permessi ed autorizzazioni negati e mai concessi.

Un sogno, quest’ultimo, che non è riuscito a realizzare in quella Geraci dove domani, alle 10.30, si svolgeranno i funerali nella Chiesa Madre e dove riposeranno le sue spoglie.

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