mercoledì, 16 ottobre 2019

Il turismo in Sicilia cresce tra i rifiuti e l’abusivismo

(di Toti Piscopo) Ancora una stagione positiva per la Sicilia turistica che fa registrare un incremento di arrivi e di presenze con dati variabili ed a macchia di leopardo sull’intero territorio regionale con punte che già toccano il più 9,5% su Palermo, come rende noto il sindaco del capoluogo Leoluca Orlando facendo riferimento ai dati Istat.

Il seme del turismo, nonostante tutto e nonostante tanti, continua a germogliare in questa terra generosa e fertile, anche se non adeguatamente coltivata, sufficientemente trascurata e abbondantemente invasa da rifiuti che offendono il comune senso del pudore sia dei cittadini residenti che dei cittadini ospiti. Non è da meno il fenomeno dell’abusivismo in tutte le sue forme e declinazioni che, in maniera trasversale, continua a premiare i furbi e penalizzare chi opera nella legalità.

Mali antichi, di cui sono note cause e responsabilità, ma le cui soluzioni possibili rimangono al palo, effetto di una politica di retroguardia che tenta di sopravvivere alimentando il perverso gioco del  rimbalzo di responsabilità e di veti incrociati. Non è da meno l’apparato burocratico ormai portato all’esasperazione e non esente dal virus  della malaburocrazia nelle sue diverse sfaccettature che spesso oscura e demotiva funzionari e dirigenti responsabili, capaci ed illuminati da volontà e buon senso oltre che da professionalità, costituendo un ultimo baluardo alla paralisi.

Insomma, un sistema fortemente in crisi generato da un modello di organizzazione obsoleto che ormai si avvita su se stesso e rischia di implodere. Nonostante tutto, la Sicilia turistica tira ed attrae, generando nuove opportunità di lavoro, generando nuove professioni e nuove imprenditorialità, nuova fiducia e speranze per un futuro meno nero. La Sicilia ha di fatto ritrovato una sua attrattività che genera flussi turistici alimentato da uomini e donne di nazionalità diverse, culture diverse, sensibilità diverse, portatori non solo di valuta e di sana economia, ma di linguaggi e valori che alimentano l’elevazione socio-culturale di quella Sicilia che non teme il confronto e vuole migliorare. 

Un momento magico per la Sicilia che però, ancora una volta, corre il rischio di disperdere questo ritrovato patrimonio che non riesce a fidelizzare e si ritrova con il turista e l’ospite concordi sul termine “…che peccato” conclusivo di frasi elogiative sulla storia, sulla cultura, sugli itinerari, sul cibo e sui monumenti. “Tutto bellissimo, magnifico… ma che peccato” per i tanti, troppi rifiuti che diventano emblema negativo di un popolo, di una destinazione, di una grande tradizione oscurata da una mediocrità contemporanea a cui tutti concorrono, dal singolo cittadino all’ente locale sino a una Regione incapace di decidere e adottare sistemi virtuosi risolutivi per lo smaltimento dei rifiuti in loco. Problema questo la cui soluzione è una delle priorità, se non la priorità, affinchè non si disperdano i benefici effetti generati dal turismo che in atto rimane il settore economico più produttivo anche sul piano sociale e culturale. 

Anche noi insieme ai tanti operatori turistici della filiera, ed al pari del neo assessore al turismo Manlio Messina – come si legge nell’intervista pubblicata oggi su Travelnostop.com – “nutriamo il sogno di una Sicilia turistica green e rigorosamente normale”. Ed i sogni possono diventare realtà se si avviano quei processi di cambiamento ed evoluzione utili a tutelare quel brand Sicilia che oggi ha un suo positivo riposizionamento sui mercati internazionali.

Della condivisione di questo sogno confidiamo che lo stesso assessore possa farsi portavoce nei confronti del Governatore Musumeci e dei colleghi di Giunta, affinchè il riconoscimento, anche politico, della trasversalità del settore, stimoli azioni virtuose di buon governo e di contrasto all’incultura del non fare e del fare bene. Immaginare ed applicare un modello di organizzazione meno ingessato ed azioni conseguenti che lascino alle spalle schemi superati e vecchi stereotipi, affinchè l’amara esclamazione “… che peccato” possa trasformarsi in “… finalmente”.   

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