mercoledì, 26 giugno 2019

Maresu: se la Sicilia difetta in management della destinazione

Il tema della DMO ma soprattutto quello che riguarda il management della destinazione continua a far discutere. Gavino Maresu, che lavora da circa cinquant’anni nel settore del turismo, ha commentato con un lungo e dettagliato post la news che contiene la relazione di Lucia Di Fatta, dirigente generale del Dipartimento Turismo, durante l’incontro “Sicilia, Il Paradiso in Terra”, che si è svolto a dicembre a Palermo.

Un commento che abbiamo ritenuto di dover pubblicare per l’autorevolezza del suo autore e per sua gentile concessione. E perchè siamo certi che il suo contributo possa dare un apporto positivo al dibattito sollecitato dallo stesso assessorato. Maresu infatti è giornalista e autore di libri e saggi di politica, economia, marketing, management del turismo, ed è stato docente universitario, membro della Commissione Ministeriale “Istituti e Territorio” del Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel 2006/2007, direttore del Dipartimento per le Politiche del turismo dell’Eurispes fino alle dimissioni nel 2009, oltre che dirigente di importanti tour operator italiani fino ai primi anni ‘80.

Con questo mio breve commento non intendo partecipare alla discussione circa la sostituzione dei Distretti Turistici con la DMO (Destination Management Organization) perchè mi sembra assolutamente sterile ed ognuno tra coloro che masticano un po’ le discipline turistiche ha le sue rispettabilissime opinioni. Personalmente non ho una grande opinione delle DMO per la semplicissima ragione che in concreto non hanno alcuna competenza nel management della destinazione, nonostante la pomposità del nome.

Gestire una destinazione in chiave turistica infatti significa gestirne anche e soprattutto i cosiddetti “fattori di attrattiva”, quelli cioè che sono in grado di interessare, intrigare, motivare i turisti a recarvisi per una visita o una vacanza: il patrimonio naturale, culturale, storico, artistico, ambientale ecc..!

Ebbene su questi aspetti il turismo come settore non ha alcuna competenza gestionale o di management, essendo tali competenze degli assessorati e ministeri dei Beni Culturali, di quelli dell’Ambiente, delle infrastrutture etc…

Le DMO al massimo possono quindi occuparsi del decoro urbano, dei servizi di informazione e accoglienza al turista, delle tecnologie, strategie e canali di promocommercializzazione ecc… ma non hanno alcuna competenza neanche nel definire gli orari delle visite ai musei, ai monumenti, degli accessi ai parchi naturali ecc..

Il turismo cioè come settore economico da solo non è in grado di “produrre” posti di lavoro o reddito, perchè per “produrre” a sua volta attinge tutte le “materie prime” e i fattori di produzione che gli vengono forniti “preconfezionati e gestiti” da terzi (i Ministeri e gli assessorati di cui sopra) e che lui rivende “confezionandoli e combinandoli” con i serviti turistico-ricettivi!

Quindi un Piano Strategico del Turismo, di cui parla nel suo intervento a margine Lucia di Fatta, che non coinvolga gli organismi responsabili della gestione e management dei fattori di attrattiva/motivanti per i turisti (o fattori di produzione, o “materie prime” che dir si voglia) è soltanto velleitarismo allo stato puro, come pure velleitario alla stessa stregua è anche il cosiddetto Piano Strategico Nazionale del Turismo elaborato dall’ex Ministro Franceschini & Co!

Ma a parte queste mie considerazioni (che di certo solleveranno critiche da parte di alcuni!), vorrei ricordare che le affermazioni contenute nella relazione inerenti le 4P “nella maggior parte dei casi i piani di sviluppo si sono limitati a gestire solo un elemento delle 4 P del marketing mix e cioè la promozione, senza occuparsi di prodotto, prezzo e distribuzione“, sono piuttosto datate.

Come si fa nel terzo millennio a riproporre ancora le celebri “4 P del Maketing Mix” del guru Philip Kotler, una roba da autentica archeologia del marketing, “inadeguate anche quando furono create – come scrive G.P. Fabris nel suo “Societing” – dove il cliente non ha diritto di cittadinanza…ecc..”!

A chi volesse approfondire l’argomento del marketing del terzo millennio, consiglio un’attenta lettura del testo di G.P. Fabris (ma ce ne sono anche molti altri di interessanti e…innovativi!).

In conclusione: se il Marketing Strategico del Turismo della Sicilia si basa su queste “basi scientifiche” faccio i miei più sinceri auguri al turismo della Sicilia, che per me rimane la Regione italiana nel complesso più “completa” di fattori di attrattiva per tutti i segmenti di turismo e in grado di soddisfare qualunque tipo di motivazione!

Peccato però che difetti in fatto di… management della destinazione!”.

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