Zappalà: perchè salvare Birgi e Comiso? investiamo invece su treni e autostrade

La proposta del governatore Nello Musumeci di unificare la gestione degli aeroporti siciliani continua a far discutere. Oggi pubblichiamo l’opinione sul tema scritta da Salvo Zappalà, titolare della Dimsi, società operante nel campo del tour operating e dell’hotellerie.

 

“Unificare la gestione degli aeroporti siciliani come proposto da Musumeci? Certo! Se si cerca un modo semplicistico per occultare le perdite di Comiso e Birgi, rallentando così le possibilità di sviluppo di Punta Raisi e Fontanarossa.

La verità è che far confluire – rispettivamente in Gesap e Sac – le attività in perdita cronica degli aeroporti di Birgi e Comiso sarebbe una gravosa limitazione delle ambizioni di crescita dei due scali principali: Palermo e Catania.

Questi ultimi raccolgono il 90% dell’utenza di zona, assicurano voli nazionali e internazionali e sono in grado di raddoppiare il movimento di passeggeri senza intaccare gli standard qualitativi e quantitativi della loro offerta. Ciò significa che almeno per i prossimi dieci anni non è prevista ombra di saturazione.

Non si spiega dunque perché due piccoli aeroporti – la loro distanza dagli scali di Punta Raisi e Fontanarossa è talmente breve da risultare imbarazzante – debbano essere mantenuti in vita nonostante l’ormai appurata incapacità di garantire un servizio adeguato. Basti dire che neppure il turismo incoming trae giovamento dalla loro presenza, mancando i collegamenti con il resto dell’isola. Il pericolo è che le amministrazioni locali si ritrovino costrette a riorganizzare i servizi attorno a degli aeroporti fantasma, senza tenere conto delle reali necessità del territorio.

Perché preservare la loro esistenza, è lecito chiedersi, se l’unica funzione che sembrano avere è quella di creare enormi voragini nei bilanci pubblici?

Quale motivo può indurre il presidente della regione Musumeci a formulare una simile proposta se non la volontà di cercare a tutti i costi una soluzione che non c’è? Inevitabile pensare alla sindrome dello struzzo, visto che nasconde la testa sotto la sabbia per non guardare in faccia la realtà.

Nelle regioni più serie della nostra, ad esempio l’Emilia-Romagna, le cose si fanno diversamente: l’aeroporto di Rimini è chiuso da anni per bancarotta, ma Rimini non soffre affatto di questa apparente limitazione, e continua ad essere una delle zone turisticamente più sviluppate d’Europa.

Sperperare il denaro pubblico in società che non riescono a mantenersi in attivo è un vero e proprio delitto, un affronto nei confronti di Bruxelles che scruta con particolare attenzione i conti pubblici italiani. Il nostro debito pubblico è in gran parte figlio delle aziende statali sparse in tutta Italia, e le conseguenze della sua considerevole entità sono sotto gli occhi di tutti, dai pesanti riflessi sugli interessi passivi alla perdita di credibilità delle istituzioni del paese.

Vogliamo perseverare con il deleterio malcostume di attribuire poltrone aziendali ai soliti personaggi squalificati e “proposti” dalla politica, in particolare da questo governo regionale che ha attinto i suoi voti da ambienti ben noti a tutti?

Un aeroporto ha ragione d’essere quando può assicurare alla propria utenza una soddisfacente frequenza di collegamenti, e non qualche decina di voli alla settimana. Va da sé che la duplicazione di un aeroscalo a pochi chilometri di distanza da un’infrastruttura aeroportuale già esistente, e ben funzionante, si traduce in una assurda duplicazione di costi. Tanto varrebbe allora realizzare degli aeroporti in zone economicamente depresse ma con grandi ambizioni turistiche, come la provincia di Agrigento, oppure in zone mal collegate come le Isole Eolie, dove la necessità di un aeroporto è un fatto conclamato.

Diciamo pure che la riapertura delle ex aerostazioni militari di Birgi e Comiso rientra esattamente nella logica partitica della nostra recente storia repubblicana, rispondendo all’esigenza di creare in aziende pubbliche posti di lavoro e poltrone fittizie ad uso e consumo della politica.

Birgi e Comiso hanno sperperato risorse pubbliche che si potevano ben impegnare nella realizzazione di collegamenti veloci con Punta Raisi e Fontanarossa, creando presupposti validi per lo sviluppo di quelle zone: per la crescita del turismo, in primo luogo, ma anche degli altri settori economici, così da migliorare le condizioni di vita di qualche milione di siciliani costretti ad una mobilità ormai insostenibile, sofferta per loro e costosa per le casse della regione.

Si trovi finalmente il coraggio di chiudere due società di gestione moribonde e destinare le ingenti risorse risparmiate alla rete ferroviaria ed autostradale.

A tale scopo, suggerisco al governo Musumeci di creare una task force di menti aperte, capaci di guardare al futuro invece che alle emergenze di piccolo cabotaggio, che sviano dai problemi reali compromettendo la crescita e lo sviluppo organico della Sicilia”.

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  • Incuriosito, sono andato a cercare il sito della Dimsi, dal quale mi pare di capire che abbia “partecipato alla progettazione, allo sviluppo ed alla realizzazione” di 2 hotel a Palermo, e che proponga “offerte di acquisizione o investimento” di un hotel a Catania Acireale ed un resort a pochi minuti dall’aeroporto di Punta Raisi.

    Augurando al Sig. Zappalà ed alla Dimsi ogni fortuna, mi chiedo perché Travel No Stop non intervisti invece imprenditori che hanno investito vicino a Birgi e Comiso.