Federalberghi Veneto: calo turismo dipende da ripresa Nord Africa e da pressione fiscale

“Inutile negarlo, un calo c’è. Non nelle proporzioni che leggo oggi nei giornali (-25%), ma un 5% in meno rispetto all’estate 2018, per quanto riguarda gli hotel, c’è stato. È un risultato ampiamente previsto, che Federalberghi Veneto aveva annunciato – anticipando i fatti – già un anno fa, legato al riaffacciarsi sul mercato di tutti quei Paesi che per questioni di terrorismo erano stati esclusi dai flussi turistici”, ad affermarlo Marco Michielli, presidente di Federalberghi Veneto e vicepresidente nazionale in merito al calo di turisti sulle spiagge della regione.

Questo calo, limitato al 5%, fa riflettere sulla competitività delle nostre spiagge: a fronte di competitor con una combinazione prezzi costi cui non possiamo nemmeno sognarci di arrivare, tutto sommato la qualità del servizio e delle nostre località è ancora ben gradita dalla clientela – ha spiegato – Il punto vero è che per noi è impossibile competere con Paesi che hanno costi di gestione delle attività di un terzo inferiori ai nostri. Quello che ci spinge fuori dal mercato sono sostanzialmente due fattori: la pressione fiscale complessiva (vedi IMU e la nefanda tassa di soggiorno), e il costo del lavoro, che purtroppo non si traduce in alti stipendi, ma in insostenibili contributi, quindi ancora in fiscalità.

Il pallino è in mano al governo, l’unico che può decidere di invertire la tendenza degli ultimi dieci anni, un lungo periodo in cui – non potendo vessare altre categorie più in crisi della nostra – le legislature che si sono susseguite hanno pensato di tosare le nostre aziende. Lo hanno fatto anno dopo anno. Con questi risultati.

Un calo della pressione fiscale comporterebbe, fra i tanti benefici, anche un calo dei prezzi nelle nostre strutture alberghiere, e sarebbe il più auspicabile punto di partenza per cercare di rimettere la barra dritta”, ha concluso Michielli.

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