Platania: ma la Sicilia è davvero una destinazione turistica?

Dopo quella del direttore generale dell’Enit Gianni Bastianelli, continuiamo a pubblicare gli interventi dei partecipanti agli Stati generali del turismo organizzati a Erice dalla Regione Siciliana il 12 e 13 aprile scorsi. Oggi è la volta di Marco Platania, docente dell’Università degli studi di Catania.

“Una destinazione – ha esordito Platania – è quell’insieme di ‘attività e fattori di attrattiva che, situati in uno spazio definito (sito, località, area), sono in grado di proporre un’offerta turistica articolata ed integrata, ossia rappresentano un sistema di ospitalità turistica specifica e distintiva, che valorizza le risorse e la cultura locali’. (Tamma, 2002). Occorre chiedersi se la Sicilia sia veramente una destinazione turistica. E per farlo occorre smettere di considerare il nostro territorio come unico nel panorama internazionale e capace di vendersi da solo. Occorre invece ragionare in termini di destinazione, cioè dobbiamo spostare l’attenzione dal prodotto turistico singolo al territorio (considerato in una visione sistemica), luogo di esperienza turistica e di offerta.

Quest’ultima deve essere coordinata in una logica di Destination Management, un approccio manageriale al territorio in cui il prodotto turistico viene assemblato tenendo conto delle sue peculiarità e delle attività che nella destinazione insistono.

In tal senso risulta di estrema importanza il coordinamento e la gestione delle relazioni. La Sicilia deve a mio avviso porsi come obiettivo un modello caratterizzato dalla presenza di comportamenti collaborativi e di network, facilitati da un organismo guida che abbia il preciso compito di coordinare strategicamente le risorse e gli operatori. Vi sono molto esempi fra le regioni italiane e anche a livello sub regionale. Il soggetto di meta-management potrebbe ad esempio gestire il territorio attraverso dei Destination manager che si interfaccino con le diverse strutture operative e di accoglienza. Una governance di questo tipo sarebbe in grado di governare il fenomeno turistico con un atteggiamento proattivo.

Da una gestione coordinata della destinazione nascono diverse soluzioni ad alcune questioni che a mio avviso sono cruciali per il turismo siciliano.

Innanzitutto gli effetti economici sul territorio. La misurazione quantitativa del turismo in Sicilia è scoraggiata dalla presenza di un considerevole sommerso. A mio avviso però, pur ritenendo importante la misurazione puntuale del dato quantitativo, trovo che cercare trend in crescita a dispetto nei numeri ufficiali sia auspicabile solo in parte. Io trovo cioè che il tema su sui concentrare gli sforzi debba essere  quello della capacità endogena di creazione del valore aggiunto. In Sicilia si stima che per ogni presenza aggiuntiva, si generano 71,5 euro di valore aggiunto, inferiore al dato medio nazionale (103,4 €). Sulla capacità endogena di creazione di ricchezza incide certamente l’allargamento dell’offerta ma ancora di più la qualità del turismo. Occorre cioè creare maggiori occasioni di spesa, intercettare il tempo a disposizione del turisti, proponendogli servizi ricreativi, assecondare la loro propensione alla spesa. Se non si procede in questo senso, i naturali effetti benefici del turismo sul territorio sono depotenziati e a beneficio di pochi. In alcuni territori essi non raggiungono quel livello ottimo tale da innescare processi di sviluppo virtuosi.

Altro tema di riflessione è legato al tema della sostenibilità, argomento che è stato fin troppo abusato nel passato, senza che a questo abbia corrisposto un reale impegno dei diversi attori economici. Occorre un cambio di passo. Ce lo chiedono i nostri ragazzi, che lo chiede la nostra terra. Il tema della sostenibilità deve attraversare in modo trasversale tutti i grandi temi turistici, imponendo anche una sfida sulla crescita con l’impostazione delle Smart Destination e, più in generale, delle Smart Strategy complessive da adottare.

Infine l’accoglienza nel territorio. Quando penso ai punti di informazione e accoglienza dei turisti, mi riferisco a luoghi dove il visitatore, il nostro Ospite, può avere informazioni e prenotare servizi. Tali luoghi devono essere concepiti come spazi relazionali. Essi sono occasioni e strumenti di marketing, porte di accesso ad un mondo e luoghi di ascolto della domanda, capaci di condurre il turista verso altri attrattori turistici presenti sul territorio.

Concludendo, la scelta di essere destinazione richiede politiche coordinate che consentano alla regione di avere un comportamento proattivo rispetto ai trend del mercato turistico. La strategia che dovrebbe portare a rendere la Sicilia come un territorio desiderato, in cui ripetere l’esperienza di acquisto, – ha concluso Platania – dovrebbe spingersi fino al punto di rendere l’isola non solo una meta per le vacanze ma anche come luogo in cui vivere”.

Nei prossimi giorni su travelnostop.com pubblicheremo gli altri interventi.

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  • Domenico Tomatis

    Ieri sera sono arrivato a Palermo con la nave GNV da Genova e ho impiegato 55 minuti per uscire dalla città, cioè fare 10 km! Quindi no: la Sicilia non è una meta turistica!!!